Se mi lasci ti…distruggo! Zamparini ricorda Foschi…molto sale e poco zucchero

Se mi lasci ti…distruggo! Zamparini ricorda Foschi…molto sale e poco zucchero

di Francesco Graffagnini Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai… L’avrà.

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di Francesco Graffagnini Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai… L’avrà canticchiata fra sé e sé, oppure fischiettata, ieri Rino Foschi non appena, aperto uno dei principali quotidiani sportivi nazionali (segnatamente il Corriere dello Sport), si è ritrovato davanti agli occhi l’intervista ‘fiume’ del suo ex presidente, in cui Maurizio Zamparini si diletta nella pratica di quello che sembra essere diventato ormai il suo sport preferito: ‘dare addosso al cesenate’ (pare anzi abbia intenzione di sottoscrivere formale richiesta da inviare al CIO, per farlo riconoscere quale disciplina olimpica a tutti gli effetti). “Nellorganizzazione è lultimo della classe, per questo lho mandato via. Con Sabatini mi troverò bene. E lopposto di Foschi”. Nonostante l’ex collaboratore sia ormai lontano da Palermo, nonostante il rapporto di lavoro fra loro due si sia chiuso lo scorso 30 giugno (vero e proprio ‘D-day’ di un matrimonio a tinte rosanero durato ben sei anni), Zamparini – se adeguatamente sollecitato dalla curiosità giornalistica – non perde occasione né tantomeno abitudine a parlare e male di Rino Foschi. A che pro? Presa la decisione di sostituirlo e spiegate a suo tempo le ragioni di questo cambio (con tanto di chiarimento sulle differenze caratteriali e di impostazione del lavoro del nuovo incaricato al ruolo Walter Sabatini), sembra quantomeno ridondante ritornare ad esprimere sempre gli stessi concetti legati ai difetti organizzativi, alla deleteria emotività e alla poca propensione all’innovazione tecnologica del vecchio coniuge. Eppure il presidente persevera in questo suo singolare esercizio di critica, colorandolo ogni volta di tinte sempre più intonate alle forti gradazioni dell’invettiva. “E stato proprio il pressapochismo di Foschi che mi ha spinto a mandarlo via. Se sul mercato è il migliore, nellorganizzazione è lultimo della classe” – per la serie: ‘repetita iuvant’. Tanta e tale è l’abitudine del presidente a prendersela con Rino Foschi che anche la responsabilità dell’ultima poco fortunata uscita amichevole del Palermo (sconfitto 3-1 dal Portogruaro) è stata prontamente appioppata al lavoro pregresso dell’ex direttore sportivo: come se, anche dopo la sostituzione, il suo nefasto fantasma continuasse ad aleggiare sulle sorti del Palermo, senza che si possa far nulla per porre rimedio alla cosa. Ora, siccome siamo fermamente convinti delle doti di perspicacia del presidente Zamparini, riteniamo impossibile che il numero uno di Viale del Fante non si renda conto che bistrattando continuamente il piatto in cui si è mangiato si finisce col criticare anche se stessi, quantomeno per aver perseverato, nell’arco di sei lunghi anni, nell’utilizzo di una stoviglia inadeguata. Pertanto, siamo più propensi a ritenere che le manifestazioni d’astio del presidente non siano altro che il frutto nostalgico del ricordo dei bei tempi andati: di quando, non contento dell’andazzo, alzava la cornetta e faceva il terzo grado al suo ds caricandolo di ‘Rino, così non va’, ‘Ma che diavolo stai facendo’, ‘Io ti licenzio’ o nel peggiore dei casi ‘Io mi dimetto’. Siamo altrettanto convinti che, in questi frangenti, Foschi reggesse splendidamente la parte dello sparring partner. Certo meglio di quanto probabilmente possa fare Sabatini che, essendo stato dipinto dallo stesso presidente come un modello di perfezione post-foschiana, attualmente sembra essere inattaccabile (a meno di non cadere nei devastanti effetti di un paradosso cosmico). Insomma, per dirla brevemente, Foschi a Zamparini un po’ manca. Ed è normale che sia così: in sei anni di lavoro spalla a spalla hanno condiviso tante di quelle cose, che adesso non si possono cancellare tutte insieme con un colpo di spugna. Il presidente aveva provato pure a prolungare il rapporto, proponendo al ‘vecchio’ Rino un incarico di accomodo. E forse, ad un certo punto, si è sentito più tradito lui per il rifiuto del romagnolo (oggi accasatosi presso la corte tecnica di una rivale dei rosa in campionato), che questi per il mancato rinnovo del contratto da ds. Come spesso accade nelle storie d’amore che burrascosamente finiscono, c’è chi vive il distacco preferendo solo termini positivi per esprimersi sul passato e chi invece dà sfogo alla forza delle proprie sensazioni con dure sentenze. Sono modi per giustificare il cambio di pagina. Misure precauzionali, prese nell’attesa di gestire la tempesta di emozioni che potrebbe sopraggiungere alla prima occasione di incontro dal vivo dopo la separazione. Aspettiamo il prossimo Palermo-Genoa al Barbera. Poi chi vivrà vedrà.

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