Vicenza-Catania 0-0: imbattuti e infelici 

Vicenza-Catania 0-0: imbattuti e infelici 

Un Catania provinciale e combattivo e un Catania impaurito ed inequivocabilmente brutto. Queste le due facce della stessa squadra scesa in campo lunedì sera a Vicenza in uno stadio caldo,.

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Un Catania provinciale e combattivo e un Catania impaurito ed inequivocabilmente brutto. Queste le due facce della stessa squadra scesa in campo lunedì sera a Vicenza in uno stadio caldo, contro la quarta forza della serie B, racimolando un pareggio utile solo al morale. Se vi chiamate Marcolin allora di certo a prevalere sarà la prima visione del Catania, una formazione compatta che ha sofferto poco ed è rimasta imbattuta per la quarta volta consecutiva. Se invece siete degli esteti del calcio o tifosi etnei noterete immediatamente come il netto predominio territoriale ed il possesso palla costante dei veneti, abbinati allo zero nella casella dei tiri in porta dei rossazzurri, fanno capire quanto il Catania sia con l’acqua alla gola.

Tatticamente Marcolin ha impostato la gara su un unico principio: ‘non subire gol, e se capita l’occasione…’ Un atteggiamento che, per carità, in trasferta è più che plausibile, ma che ha portato la sua squadra ad abbassarsi davanti la propria area senza riuscire a ripartire e proponendosi nella metà campo avversaria solo con tre elementi. Da rivedere anche la scelta di lasciare libero da marcatura il regista Di Gennaro, non tanto nella soluzione in sè (tanti tecnici preferiscono non rinunciare ad un proprio uomo) quanto perchè incoerente rispetto appunto alla volontà di fare schermo. Una libertà che ha permesso al numero ventuno di giostrare liberamente ed al Vicenza di mantenere il pallino del gioco e la superiorità territoriale.

Una partita noiosa e davvero brutta. Poco da aggiungere, se non che il demerito del Catania, oltre ad un atteggiamento oltremodo rinunciatario, è di non avere un centrocampo dotato di qualità. Odjer e Sciuadone infatti non hanno mai impostato il gioco in maniera pulita sbagliando tanti appoggi semplici e nascondendosi spesso dietro l’avversario costringendo così i difensori al lancio lungo. Possibile pensare che il solo Rosina abbia l’incarico sia di costruire che di creare la superiorità numerica, e perchè no fornire anche gli assist? No. Da solo non può ricoprire tre ruoli quindi in questo caso doveva essere la mano dell’allenatore a sopperire a questi deficit, ma così non è stato. Complessivamente tredici sono state le palle perse e appena sei quelle recuperate, un gap troppo evidente.

Un Catania che non riesce più a vincere dunque visto che l’ultimo trionfo risale addirittura al trentuno gennaio, distante sette giornate. Una situazione sempre più nera perchè se è vero che i risultati utili adesso sono quattro e che in trasferta i rossazzurri non sono più la vittima sacrificale, è altrettanto vero che se sabato prossimo a Chiavari non arriverà il bottino pieno allora la corsa salvezza diventerà quasi impossibile. Dopo la sfida con l’Entella  rimarranno dieci gare da disputare, con trenta punti in palio ed il Catania costretto a inseguire quota cinquanta. Attualmente il penultimo posto con 32 punti scotta e per gli etnei da adesso l’obbligo è di mantenere una media di due punti a partita. Un’impresa titanica, ma chissà, magari ha ragione Marcolin…

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