Catania-Lupa Castelli 1-0: minimo storico in campo e sugli spalti

Catania-Lupa Castelli 1-0: minimo storico in campo e sugli spalti

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Chi l’avrebbe detto, anche con la Lupa Castelli Romani, fanalino di coda con soli otto punti e a secco di vittorie dal dieci ottobre, il Catania stava riuscendo nell’ “impresa” di non vincere. Eh sì una vera e propria “impresa” che per olte ottanta minuti era stata perpetrata in maniera incredibile da una squadra incapace non solo di creare gioco, ma proprio di mettere a segno due passaggi di fila. Insomma Catania brutto, ma vincente. Perché a distruggere “l’impresa” e a riportare gli etnei con i piedi per terra è stato l’uomo che non ti aspetti, quel Plasmati al rientro dopo un lungo infortunio e capace di sfruttare l’unica ingenuità del portiere avversario.

Una partita paradossale dunque, caratterizzata dal limitato spessore tecnico-tattico dei laziali e dai problemi mentali dei padroni di casa. Proprio di questo si tratta: instabilità mentale. Quell’instabilità che ti porta a piangere e ad abbracciarti in maniera quasi furiosa dopo un gol contro una squadra sulla carta nettamente più debole; ma quella stessa instabilità che non ti permette di manifestare proprio in campo la tua superiorità. Bisognerebbe capire la causa di tutto ciò, ma la sensazione è che anche un ispirato Freud alzerebbe le mani in segno di resa.

In questo minestrone all’italiana mancano ancora due ingredienti: i tifosi e il papabile acquirente. Per quanto riguarda i sostenitori rossazzurri impossibile non sottolineare la protesta ironica ma al tempo stesso emblematica della situazione vissuta in città. Alle 15 di domenica, mentre gli spalti del Massimino rimanevano deserti, una moltitudine di tifosi ha indossato la maglietta per scendere in campo in un torneo organizzato nel ‘campetto’ adiacente allo stadio. Geniale. Se protesta deve essere, quale iniziativa più originale e significativa di una contropartita in contemporanea? Peccato però che ciò non cambi la sostanza: l’impianto eteno è rimasto desolatamente vuoto, registrando il minimo storico con poco più di mille spettatori.

L’ultimo ingrediente poi, dicevamo, è quello relativo al possibile acquirente del Catania. Il nome caldo è quello del magnate messicano, già proprietario in patria del Chivas Guadalajara, Jorge Vergara, che sta studiando le carte per capire i margini di un investimento nel vecchio continente. Quindici giorni per capire come potrà svilupparsi la trattativa, con la sensazione che senza una nuova proprietà sarà difficile riportare l’entusiasmo in una città che ormai ha completamente sciolto il legame con l’universo Pulvirenti. Attesa e fiducia (nel nuovo) con un’altra spada di Damocle sulla testa del club etneo rappresentata dalle scadenze relative agli stipendi (15 Aprile) e alla rata di Torre del Grifo (18 Aprile); due nodi cruciali per il presente, ma anche per il futuro della società.

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