Akragas-Catania 3-2: Liotro in macerie. E adesso?

Akragas-Catania 3-2: Liotro in macerie. E adesso?

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‘Nobile decaduta’, ‘Golia’, ‘corazzata’… Di appellativi ne erano stati spesi davvero tanti, ma adesso la sensazione è chiara: quasi nessuno aveva visto chiaramente la natura della stagione rossazzurra. Sopravvalutati. Tutti: i giocatori, l’allenatore (di Moriero magari se ne parlerà più avanti) ed infine la dirigenza. Poco da aggiungere, eccezion fatta per quel piccolo particolare chiamato ‘extra campo’ e che in modo determinante ha reso ancor più evidenti i limiti del collettivo.

Anche contro l’Akragas, gli etnei non sono riusciti a portare a casa il bottino pieno, anzi con sprezzo della logica hanno reso vana e non producente una superiorità numerica maturata al trentesimo del primo tempo. Un’ora con un uomo in più. Un’ora in cui l’undici di Moriero subisce due gol, ne segna due e ne divora almeno sette. Come si può commentare un paradosso del genere? Errori difensivi da circoletto rosso, sprechi offensivi tali da trasformarsi in struzzi e nascondere la testa, ed un nervosismo dilagante frutto di una situazione totalmente instabile.

Pensare che così il Catania possa centrare la salvezza è un’illusione. Settima sconfitta stagionale, due punti nelle ultime cinque gare e una sola vittoria nelle ultime undici partite disputate. Insomma numeri di una crisi desolante che non può essere analizzata solamente nell’ottica dei novanta minuti contro l’Akragas. Questa squadra ha un enorme problema mentale ascrivibile forse, in un determinato periodo della stagione, ad un calo di motivazioni, ma sicuramente nel lungo periodo alla poca serenità nell’ambiente etneo.

Un alibi questo, come quello relativo alla penalizzazione che però non possono rendere esente da responsabilità ogni componente dell’universo rossazzurro. I giocatori, come gli allenatori e come del resto anche i dirigenti erano consapevoli di sposare un progetto con dei problemi alla base derivanti dalla passata stagione. Inutile parlare di argomenti destabilizzanti se l’essere in vendita di una società è di per sè un argomento destabilizzante.

Adesso silenzio stampa ad oltranza, attacco da parte del Responsabile dell’area tecnica, Ferrigno, nei confronti della stampa, dell’aria che si respira in città, e soprattutto di un disegno che vorrebbe il Catania distrutto tramite anche le decisioni arbitrali. Insomma, purtroppo, sembra il remake del classico discorso atto a deviare l’attenzione dai veri problemi o ad alleviare i giocatori dalle responsabilità di una sconfitta. Ma a che prezzo? La piazza sarà sempre più distante, la stampa (continuando a fare il proprio mestiere) giudicherà il campo e racconterà comunque l’extra campo, e sarà solo benzina su un fuoco acceso ancor prima dell’insediamento di Ferrigno. Intanto la classifica piange. A sette giornate dal termine il Catania è in piena lotta play out e forse piuttosto che pensare agli arbitri sarebbe meglio analizzare gli errori, le occasioni sprecate, concentrandosi sui dati come quello relativo all’Akragas: tre partite in stagione concluse con un pareggio e due sconfitte. Oggi i ‘giganti’ sono altri…

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