Borriello si racconta: “Vi spiego perché ho scelto Cagliari. Roma? Sabatini disse che ero un problema”

Borriello si racconta: “Vi spiego perché ho scelto Cagliari. Roma? Sabatini disse che ero un problema”

La lunga intervista all’attaccante del Cagliari, seguito anche dal Palermo nell’ultima sessione estiva di calciomercato.

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“Inizio a toccare palla a tre anni: passione innata. Non mi separavo mai dal pallone (ride, ndr). Mia madre racconta che ci dormivo anche nel letto. Ero piccolo, incosciente, felice. Vivevo per tirar calci”.

Parola di Marco Borriello. L’attaccante originario di Napoli, seguito questa estate anche dal Palermo e approdato al Cagliari di Rastelli, è stato intervistato da ‘Libero’: fra i temi trattati dal classe ’82 anche i suoi inizi e la scelta di sposare la causa rossoblù.

“Cresco a San Giovanni a Teduccio, finché non accade la tragedia. Mio padre viene ucciso dalla camorra, avevo 11 anni. Vengo su coi miei due fratelli. E mia madre che faceva tutto, anche da papà. Poi vivo solo. Imparo a conoscere i miei mezzi. Divento sicuro di me. Parto da Treviso. Poi Carlo Osellame – il mio primo grande allenatore – mi trasforma in centravanti. E poi Milan, a 20 anni. Nella grande squadra dei record sono una delle cinque punte. Esordisco in A e in Champions Era un sogno. Poi di nuovo Reggina, Sampdoria, ancora Treviso: conosco tutta l’Italia, una cosa per cui amo il calcio”, ha dichiarato Borriello.

Il Genoa e Belen – “Io esploso al Genoa di Preziosi? Arrivo a 19 gol ad aprile. Perdo la classifica cannonieri con Trezeguet e Del Piero, perché per sette giornate resto a secco. Belen? L’avevo conosciuta in Sardegna. Ancora non parlava italiano. Era un sogno. Eravamo la coppia perfetta”.

Sabatini e la Roma – “Mi prende la Roma: 5 anni contratto, 4 milioni di euro l’anno. Era la stagione dei top player. Potevo andare al Real. O al Manchester United. Scelgo l’Italia, un grande club. 17 gol il primo anno, 4 in Champions. Poi arriva Sabatini. Senza neanche conoscermi dice: ‘È un problema’. Inizio a girovagare,ogni anno: metà stagione alla Roma, metà altrove”.

Cagliari – “L’anno scorso ho segnato nove gol. Sono stato tra gli artefici della salvezza a Bergamo. Perché Cagliari? Ritrovo Capozucca, mio ds al Genoa. Di Gennaro, cresciuto con me al Milan. Uomini come Storari, Padoin, colonne della serie A. È un ambiente stupendo. Pulito. Con Giulini una stretta di mano, scambio di sguardi, poche parole: ‘Scommetto su di te’. La Nazionale? Il primo segreto è che sto lottando davvero per questo. Il secondo? Io, biologicamente, non ho 34 anni. Sono un ragazzino. La nutrizione mi ha cambiato la vita. Sto meglio. Ho rimodellato le mie masse muscolari, peso sette chili meno che a Roma. Se sono ancora un top player? No. Sono affidabile. Cos’è l’esperienza in serie A? Sapere che trovi di sicuro un ragazzino più veloce di te. Ma che sbagli meno. E ti godi quello che ottieni, molto di più”, ha concluso l’ex Milan e Roma.

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