Tottenham, Lucas Moura: “Al Psg trattato come una nullità, mio figlio mi ha dato la forza di continuare…”

Tottenham, Lucas Moura: “Al Psg trattato come una nullità, mio figlio mi ha dato la forza di continuare…”

Lo sfogo dell’ala brasiliana in forza al Tottenham Hotspur, Lucas Moura, per ciò che concerne gli ultimi mesi passati alla corte del Paris Saint-Germain senza giocare, prima di approdare in Inghilterra…

Lo sfogo di Lucas Moura.

L’ala brasiliana degli Spurs ha commentato i suoi ultimi mesi al Paris Saint-Germain, club francese che lo ha lasciato partire per raggiungere il Tottenham durante l’ultima finestra di mercato invernale. Ai microfoni di France Info, il 25enne della nazionale carioca ha ricordato i momenti precedenti alla sua partenza. Di seguito le sue dichiarazioni in merito alla vicenda.

Sono passato dall’essere in splendida forma al non giocare affatto, non capisco. Mi allenavo, ma alle partite non venivo neanche convocato. Sfortunatamente, queste sono cose che accadono nel calcio. Credo molto in Dio e penso che abbia un progetto per tutto. Mi ha donato il miglior regalo che potessi desiderare: mio figlio. Ogni volta che mi allenavo e non venivo convocato, andavo a casa, prendevo mio figlio tra le braccia e dimenticavo tutti i problemi. È stato lui a darmi la forza per continuare a lavorare, per dare il meglio in allenamento. Sapevo che mi avrebbe dato una nuova opportunità a Parigi o in un altro club. Ed è avvenuto con il trasferimento al Tottenham. Mi è servito come esperienza, ha rafforzato la mia maturità. Non potevo rimanere altri sei mesi a Parigi perché stavo molto male. Sono stati i sei mesi più difficili della mia carriera. D’altro canto, è stato molto difficile lasciare il club perché inizialmente mi ero adattato bene e i tifosi mi supportavano. È stata dura anche perché avevo un ottimo rapporto con tutti: dipendenti e giocatori. La cosa più frustrante è stata partire con la consapevolezza che avrei potuto aiutare la squadra, ma che non ne avrei avuto la possibilità perché non ne facevo più parte. Negli ultimi cinque anni ho vissuto una bella storia con il PSG, anche se è stata difficile. Sono stato trattato come una nullità, come se non avessi fatto nulla per il club. Ma non ho rancore verso nessuno. Voglio solo ringraziare Dio, Leonardo e il Presidente (Nasser Al-Khelaifi, ndr) che si fidavano di me. Ho imparato molto, sono stato molto felice. Non voglio permettere a quei 6 mesi di cancellare tutto il resto“.

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